Comune di Pisa lancia la casa per padri separati e il progetto “C’è Luisa”, le perplessità della Casa della donna

In occasione di un convegno sulla famiglia promosso due giorni fa da Comune di Pisa, Società della Salute zona pisana e Unione dei Giuristi Cattolici Italiani, il consigliere comunale Riccardo Buscemi e l’assessora alle politiche sociali Gianna Gambaccini sono tornati a proporre la casa per padri separati, annunciando che il Comune ha già individuato l’immobile e previsto uno stanziamento di 30mila euro per il prossimo anno. Come se ciò non bastasse ieri Comune e Società della Salute hanno lanciato anche il progetto “C’è Luisa?” per la “sicurezza delle donne e la prevenzione della violenza”.

“Una proposta quella della casa per padri separati - dichiara Carla Pochini, presidente della Casa della donna - che ci lascia molto perplesse, anche se riconosciamo che è certo meno assurda e campata in aria di quella che lo stesso Comune di Pisa aveva avanzato un anno fa sulla creazione di una casa rifugio per uomini maltrattanti. Il tema dei padri separati in situazione di disagio economico esiste come esiste quello delle donne separate capofamiglia che vivono in condizioni di povertà eppure di casa di accoglienza per donne separate non se ne parla affatto. Ci piacerebbe che simili proposte fossero suffragate da indagini serie, da dati e numeri. Ecco perchè prima di prevedere qualunque stanziamento vorremmo che la Società della Salute fornisse i dati sui padri separati e le madri separate capofamiglia in stato di bisogno presenti sul territorio pisano, così da capire dove sia più efficace e utile intervenire. Altrimenti - conclude Carla Pochini - simili proposte rischiano di essere solo funzionali alla propaganda politica e non invece una risposta ai reali bisogni delle cittadine e dei cittadini di Pisa”. 

“Ancora una volta - sottolinea Giovanna Zitiello, coordinatrice del centro antiviolenza della Casa della donna - il Comune di Pisa annuncia proposte di intervento su temi di grande rilevanza sociale senza prima confrontarsi con chi opera quotidianamente sul territorio. La casa per padri separati ci lascia perplesse ma ancora più perplesse ci lascia il progetto ‘C’è Luisa?’. Mesi fa siamo state audite in Commissione Affari sociali proprio sul tema della sensibilizzazione e della lotta alla violenza sulle donne e nessuno ci ha chiesto un’opinione in merito o un nostro coinvolgimento e oggi parte questo progetto senza che il nostro centro antiviolenza e tutto il sistema locale dell’accoglienza delle donne vittime di violenza siano stati coinvolti o quanto meno informati. In che modo - si domanda Giovanna Zitiello - verranno accolte e aiutate le donne che sentendosi in pericolo si rivolgeranno agli esercizi commerciali? E chi ha fatto formazione ai commercianti coinvolti nel progetto? In che modo verrà monitorato il progetto? Insomma ci pare che molti siano i punti nebolusi e dispiace che su temi come la violenza sulle donne, così come su povertà e sostegno alla genitorialità, si impieghino risorse ed energie in interventi spot”.

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