CARCERE DON BOSCO: NUOVO PRESIDIO CONTRO SOVRAFFOLLAMENTO E DEGRADO

Pisa, 18 settembre 2026 – A poco più di un mese dal precedente presidio, le volontarie e i volontari che operano all'interno della Casa Circondariale Don Bosco di Pisa tornano a mobilitarsi. L'appuntamento è per giovedì 25 settembre alle 17.30, davanti al carcere, per denunciare la situazione di sovraffollamento e quelle che vengono definite «pessime condizioni di vita» delle persone detenute. Al presidio sono invitate tutte le cittadine e i cittadini e le realtà che intendono portare attenzione sulla situazione del carcere pisano.
Il sovraffollamento del Don Bosco è fotografato anche dai dati ufficiali del Ministero della Giustizia. Una situazione che rende particolarmente urgente affrontare le condizioni materiali e igienico-sanitarie della struttura.
Agli inizi di settembre, la stampa locale e il gruppo Una città in Comune hanno richiamato l'attenzione su quanto sarebbe emerso da una relazione della ASL Toscana nord ovest relativa alle condizioni della Casa Circondariale Don Bosco.
Secondo quanto riportato, la relazione il servizio di Igiene e Sanità Pubblica avrebbe evidenziato significative criticità igienico-sanitarie all'interno della struttura, in particolare negli spazi di passaggio e nelle cucine. Sarebbero state rilevate condizioni di scarsa igiene e la necessità di interventi di ristrutturazione e sanificazione.
A queste criticità si aggiungerebbero le segnalazioni raccolte nel tempo dalle persone detenute, che avrebbero riferito della presenza di muffe, roditori e altri problemi igienico-sanitari all'interno della struttura.
«In questo contesto – affermano le volontarie e i volontari – non possono essere ignorate le possibili ricadute sulla salute delle persone detenute. Il sovraffollamento, condizioni igienico-sanitarie che, secondo quanto riportato, sarebbero critiche e una qualità dell'alimentazione che viene da tempo contestata concorrono a determinare una situazione che non può essere considerata normale né accettabile».
«Va ricordato inoltre – proseguono – che chi lavora durante la detenzione subisce una trattenuta sulla propria retribuzione per il costo del vitto, mentre chi può permetterselo può ricorrere al cosiddetto “sopravvitto”, acquistando all'interno del carcere prodotti che possono avere prezzi superiori a quelli praticati all'esterno».
«Al Don Bosco, come in tutte le carceri, ci sono persone che hanno commesso reati e persone che attendono ancora una sentenza definitiva. Ma tutte sono persone e la loro dignità deve essere rispettata. La privazione della libertà non può tradursi nella privazione di altri diritti fondamentali», sottolineano i promotori del presidio.
Secondo quanto riportato della relazione ASL, sarebbero necessari interventi di ristrutturazione e sanificazione. «A oggi – sostengono i volontari e le volontarie – non ci risulta che siano stati realizzati interventi migliorativi in grado di affrontare le criticità segnalate. E sul fronte del sovraffollamento non si intravede un cambiamento strutturale. Il trasferimento in comunità di alcune persone con problemi di dipendenza non può essere considerato una risposta complessiva a una situazione che riguarda l'intero sistema penitenziario».
Il problema, sottolineano i promotori del presidio, non riguarda soltanto Pisa. Da tempo i garanti delle persone detenute e le associazioni che si occupano di diritti in carcere denunciano a livello nazionale gli effetti del sovraffollamento: dalla riduzione dello spazio individuale al peggioramento delle condizioni igieniche e di vita quotidiana, fino alle difficoltà nell'accesso ai servizi e alle conseguenze sulla salute.
Secondo il rapporto Antigone, al 28 luglio nelle carceri italiane persiste un tasso di affollamento reale del 139,7%. L'associazione segnala inoltre la presenza, in numerosi istituti, di celle nelle quali lo spazio calpestabile disponibile per ciascuna persona sarebbe inferiore ai tre metri quadrati.
Anche il numero delle morti in carcere continua a rappresentare un dato drammatico. Il dossier Morire di carcere di Ristretti Orizzonti, aggiornato al 16 settembre 2026, registra dall'inizio dell'anno 156 decessi, di cui 46 suicidi e 110 per altre cause.
Sono numeri che riportano al centro una questione che non riguarda soltanto la condizione delle persone detenute, ma il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità della persona.
«Il presidio del 25 settembre – concludono le volontarie e i volontari – vuole essere un momento di denuncia, ma anche di informazione e di coinvolgimento della città. Il carcere non può essere un luogo separato dalla comunità. Le condizioni nelle quali vengono private della libertà le persone detenute riguardano la qualità democratica e civile dell'intera società».
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