Ancora una donna uccisa. Ancora una volta siamo qui a chiederci: quanto ancora?

L’ennesimo femminicidio di questa estate, l’ultimo a Firenze, ci ricorda brutalmente che la violenza contro le donne non è un’emergenza passeggera. È una realtà strutturale, che attraversa le relazioni, le famiglie, i luoghi di lavoro e la società.

Abbiamo le norme. Abbiamo gli strumenti. Ma le norme, da sole, non bastano.
Serve una formazione capace di andare oltre il puramente tecnico e giuridico. Una formazione che sappia riconoscere le dinamiche delle relazioni violente, i meccanismi del controllo e della dipendenza, i segnali che spesso precedono la violenza. E serve una rete che sappia accogliere le donne, ascoltarle e accompagnarle senza giudicarle.
È quello che cercano di fare ogni giorno i Centri antiviolenza.
Nella nostra provincia questa rete parte dagli sportelli di ascolto presenti a Cascina, Ponsacco, Vicopisano, Vecchiano e Fauglia, e da poco anche a Pontedera. Luoghi vicini alle donne, dove poter chiedere aiuto e trovare ascolto e orientamento.
C’è poi lo sportello universitario, promosso insieme dalle tre università pisane – Università di Pisa, Scuola Superiore Sant’Anna e Scuola Normale – e gestito dal Centro antiviolenza: uno spazio rivolto a chi studia, lavora e fa ricerca nel mondo accademico e vive situazioni di violenza o discriminazione.

E ci sono le case rifugio, tre, e una casa di seconda accoglienza. Ci sono i percorsi di orientamento al lavoro per le donne, perché uscire dalla violenza significa anche poter conquistare autonomia economica e costruire una nuova vita.
Tutto questo esiste. Ma dobbiamo continuare a rafforzarlo, perché prevenire la violenza significa costruire autonomia, consapevolezza e libertà.
E soprattutto dobbiamo dirlo con chiarezza a tutte le donne che stanno vivendo una relazione violenta: non aspettate che la violenza diventi irreparabile.

Chiedere aiuto non è una debolezza.
È un atto di libertà.

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