Sentenza della Corte di Cassazione nei confronti di Andrea Buscemi

Pisa, 2 aprile 2026  - “Finalmente, dopo 16 anni di procedimenti giudiziari,  il verdetto della Cassazione sancisce  la vittoria della donna, che aveva denunciato per stalking, l'attore Andrea Buscemi, con cui aveva avuto una relazione”. La Casa della donna di Pisa interviene dopo la sentenza della Corte di Cassazione e ricorda la campagna #Buscemidimettiti portata avanti dall’Associazione nel momento in cui Andrea Buscemi fu nominato assessore alla cultura dalla prima giunta Conti nonostante le gravi accuse.

Dopo molti anni si è arrivati ad una sentenza definitiva della Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso di Buscemi confermando le precedenti sentenze della Corte di appello di Firenze, e gli ha imposto di rimborsare anche le spese di giudizio.

Già la sentenza della #Cedu la Corte Europea per i diritti umani, si era espressa su questo caso nel febbraio 2025, e aveva condannato lo Stato Italiano per non aver agito con sufficiente tempestività e ragionevole diligenza, dimostrando incapacità nel condurre le indagini e non garantendo così che l’autore del reato fosse perseguito e punito senza indebiti ritardi alla denuncia.

"La sentenza della Corte di Cassazione – afferma Ketty De Pasquale, presidente della Casa della donna - conclude finalmente quella che è stata una vicenda giudiziaria, che per ben 16 anni, ha costretto la donna che aveva subito stalking da Buscemi ad un'estenuante e vittimizzante ricerca di giustizia. Voglio ricordare che la querela per stalking era stata presentata il 21 dicembre 2009 e che solo nel 2013, Andrea Buscemi era stato rinviato a giudizio dal Tribunale di Pisa, un ritardo che aveva fatto scattare la prescrizione del reato di stalking, ma la Corte di Appello di Firenze aveva riconosciuto la sua responsabilità per gli atti persecutori di molestia, minaccia e offesa e lo aveva condannato al risarcimento per i danni alla salute e per il danno morale provocati alla donna”.

“Rimane inaudito  che ci vogliano così tanti anni per arrivare ad una sentenza definitiva, una gravissima ingiustizia che tante donne che denunciano, si trovano ad affrontare. Inoltre, in questo caso l'esposizione mediatica e il fatto che fosse un personaggio pubblico ha attivato quella "non cultura della violenza" conclude De Pasquale - pervasiva e collusa che consente agli uomini autori di violenze spesso di sfuggire alla condanna e a donne come Patrizia di dover attendere decenni prima di avere una qualche forma di giustizia, mentre altre, purtroppo, non la ricevono mai o arrivano addirittura ad essere uccise. Infine come Casa della donna esprimiamo la nostra solidarietà a Patrizia   per il coraggio e la forza con cui ha affrontato anni di tribunali e di esposizione mediatica  che hanno pesantemente condizionato la sua vita e quella della sua famiglia. Patrizia è un esempio per le tante donne che chiedono giustizia”.

 

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