Università di Lipsia: quando si dice “donna” per dire “umanità” di Monica Lanfranco

Riportiamo qui l’articolo di Monica Lanfranco apparso ieri, 6 giugno,  su “Donne di Fatto”- blog del Fatto quotidiano

Già da aprile, (ma la notizia viene rilanciata solo ora), all’Università di Lipsia, una delle più autorevoli in Germania, è in uso il femminile, anche per gli uomini, per indicare i ruoli svolti negli atenei, e i biglietti da visita, i siti web e la carta intestata dovranno essere aggiornati alla luce di questa rivoluzione linguistica: la professora (o professoressa), la ricercatrice, la rettora o rettrice sono le parole usate per individuare chiunque, docenti maschi compresi.

E’ il primo caso al mondo di sessuazione del linguaggio che adotta il femminile per indicare l’umanità, (da noi si usa il cosiddetto neutro maschile), un ossimoro evidente perché la neutralità, se è maschile, non è neutra. Continue reading

IL GIOCO DELLE PARTI travestimenti e paure sociali tra Otto e Novecento di Laura Schettini

 

 

 

31 maggio 2013_Il gioco delle parti di Laura Schettini

 

 

venerdì 31 maggio ore 18 , secondo incontro FUORIONDA presentazione del libro

Il gioco delle parti – Travestitismo e paure sociali tra Otto e Novecento di Laura Schettini.

Presenteranno il libro:

MASSIMO PICCIONE Associazione LUI – Livorno Uomini Insieme e

CARLOTTA MONTI Arcilesbica Pisa

Sarà presente l’Autrice.

Come consuetudine seguirà un ‘apericena’ di finanziamento per il circolo Arcilesbica Pisa

Evento FB http://www.facebook.com/events/485028264910126/

 

 sabato 1 giugno ore 10, quarta lezione del ciclo “Senza memoria, diritti più lontani!”:

Laura Schettini

Il travestitismo tra repressione, scienza e ribellione sociale

Infermiera sì, ingegnera no?

Riportiamo qui l’articolo di Cecilia Robustelli apparso sul sito dell’Accademia della Crusca, che ha scelto il sessismo nella lingua italiana come tema del mese di Marzo 2013. Seguendo il link è possibile leggere anche l’interessante dibattito che l’articolo ha suscitato e tutti i commenti inviati alla Crusca.

di Cecilia Robustelli (Università di Modena)

La rappresentazione delle donne attraverso il linguaggio costituisce ormai da molti anni un argomento di riflessione per la comunità scientifica internazionale, ma anche per il mondo politico e, oggi, sempre più anche per quello economico. In Italia numerosi studi, a partire dal lavoro Il sessismo nella lingua italiana di Alma Sabatini, pubblicato nel 1987 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, hanno messo in evidenza che la figura femminile viene spesso svilita dall’ uso di un linguaggio stereotipato che ne dà un’immagine negativa, o quanto meno subalterna rispetto all’ uomo. Inoltre, in italiano e in tutte le lingue che distinguono morfologicamente il genere grammaticale maschile e quello femminile (francese, spagnolo, tedesco, ecc.), la donna risulta spesso nascosta “dentro” il genere grammaticale maschile, che viene usato in riferimento a donne e uomini (gli spettatori, i cittadini, ecc.). Frequentissimo è anche l’uso della forma maschile anziché femminile per i titoli professionali e per i ruoli istituzionali riferiti alle donne: sindaco e non sindaca, chirurgo e non chirurgaingegnere e non ingegnera, ecc.

Forti richiami a rivedere questa tradizione androcentrica sono arrivati da diversi settori della società, dall’accademia e dalle istituzioni di molti paesi europei, per esempio dalla Confederazione Svizzera – dove l’italiano è tra le lingue ufficiali – che ha pubblicato recentemente una Guida al pari trattamento linguistico di donna e uomo nei testi ufficiali della Confederazione (2012). In Italia la Direttiva Misure per attuare parità e pari opportunità tra uomini e donne nelle amministrazioni pubbliche ha rinnovato qualche anno fa (2007) la raccomandazione a usare in tutti i documenti di lavoro un linguaggio non discriminante e ad avviare percorsi formativi sulla cultura di genere come presupposto per attuare una politica di promozione delle pari opportunità. Molte amministrazioni hanno aderito a questo invito e la stessa Accademia della Crusca ha collaborato con il Comune di Firenze al progettoGenere&linguaggio e alla pubblicazione delle prime Linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo. Ma sia nella comunicazione istituzionale sia in quella quotidiana le resistenze ad adattare il linguaggio alla nuova realtà sociale sono ancora forti e così, per esempio, donne ormai diventate professioniste acclamate e prestigiose, salite ai posti più alti delle gerarchie politiche e istituzionali, vengono definite con titoli di genere grammaticale maschile: il ministro Elsa Fornero, il magistrato Ilda Bocassini,l’avvocato Giulia Bongiorno, il rettore Stefania Giannini. Continue reading