IO SOSTENGO LA CASA DELLA DONNA. E TU? Un appello perché la “Casa” resti in via Galli Tassi

APPELLO “IO SOSTENGO LA CASA DELLA DONNA, E TU?”

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Chiediamo che la Provincia e il Comune di Pisa si impegnino affinché la palazzina di via Galli Tassi rimanga la sede della Casa della Donna, delle associazioni e reti di donne, da 25 anni luogo della libertà femminile, della politica delle donne e di servizi per la promozione di diritti e pari opportunità.

Da 25 anni la palazzina di via Galli Tassi 8 è il luogo concreto e simbolico del femminismo a Pisa. La “Casa della Donna” è proprio una casa, con varie stanze per le tante attività che vi si svolgono, è uno spazio aperto a tutte le donne, senza nessuna distinzione, dove centinaia di donne di generazioni, provenienze, formazioni, professionalità diverse hanno costruito un patrimonio di saperi, competenze, relazioni, in una molteplicità di ambiti, come la cultura delle donne: biblioteca specializzata in cultura di genere, i gruppi di ricerca e di iniziativa politica, le politiche di genere e la promozione dei diritti delle donne, la formazione e i progetti nelle scuole, le attività in carcere, l’intercultura e la cooperazione internazionale, l’ascolto-accoglienza- consulenza per donne vittime di violenza: centro antiviolenza e casa rifugio. Il centro antiviolenza è parte integrante di tutta l’attività della Casa, ispira il proprio operare alla pratica della relazione tra donne ( e non all’assistenza), con l’intento di far crescere la soggettività femminile e agisce politicamente per cambiare la cultura che produce violenza contro le donne e guerre. La “Casa” è un’associazione di promozione sociale per i diritti delle donne e di tutti, che fonda il suo operare nella costruzione di relazioni e reti e che considera imprescindibile la connessione sistematica con le altre organizzazioni, associazioni, gruppi, realtà istituzionali e non, di donne e non solo, che operano nel territorio cittadino, provinciale, nazionale ed estero.

E’ un’ associazione fortemente radicata nel proprio territorio, ha rapporti consolidati con gli enti e le istituzioni locali: Comune di Pisa e della zona pisana, altri comuni della provincia, Provincia di Pisa, Istituzione Centro Nord- Sud, Università, Società della Salute, ASL 5, Azienda ospedaliera, Prefettura, Questura, Carabinieri e con altre associazioni di donne, sia di volontariato che di promozione sociale, e con associazioni culturali e cooperative sociali. Ha convenzioni con la Provincia di Pisa per la gestione della sede, con la Società della Salute-ASL 5 per la gestione di servizi e attività contro la violenza di genere, ed ha convenzioni per i tirocini curriculari con i dipartimenti di Scienze Politiche, i Corsi di Laurea in Lettere e Filosofia, e in Scienze per la pace dell’Università di Pisa e di Scienze della Formazione dell’Università di Firenze.

La Casa della donna è socia fondatrice del Coordinamento Regionale dei Centri Antiviolenza TOSCA e dell’ Associazione nazionale dei Centri Antiviolenza DiRe Donne in rete contro la violenza. A livello internazionale collabora con altre organizzazioni di donne a livello europeo, dei Balcani, del Mediterraneo, dell’ Asia e del SudAmerica.

Tutto questo che è stato realizzato con l’impegno ed il lavoro volontario di tantissime donne e con il sostegno delle istituzioni locali, rischia oggi di essere fortemente ridimensionato.

Prima di tutto è in dubbio la sede: la Provincia di Pisa ha inserito la sede di via Galli Tassi nell’elenco dei beni alienabili, e anche se non è ancora uscito il bando per la messa in vendita, il bene è considerato vendibile. Sappiamo di essere privilegiate ad avere una sede così bella, ma vorremmo ricordare che questo luogo è il simbolo delle lotte delle donne pisane. Era un rudere, quando il movimento delle donne lo occupò temporaneamente negli anni ’80, dopo una lunga trattativa tra Provincia e movimento, ci vollero 10 anni per ristrutturarlo, fu aperto l’8 marzo 1990, come sede della Commissione Provinciale pari opportunità, per altri 5 anni funzionò grazie alla collaborazione tra commissioni pari opportunità e gruppi di donne, che di fatto lo gestirono fino al 1996, quando finalmente nacque l’associazione, con il sostegno dell’allora sindaco Floriani e del presidente della Provincia Nunes. Pensavamo allora come oggi, che è un dovere delle istituzioni garantire spazi di agibilità politica per le donne, riconoscendo il ruolo insostituibile che l’associazionismo riveste per il raggiungimento della cittadinanza delle donne. Negli ultimi mesi abbiamo cercato molte volte un confronto diretto con il Sindaco e Presidente della Provincia Filippeschi, per avere informazioni più certe sia rispetto a via Galli Tassi, sia su un eventuale trasferimento nella nuova sede di via Gioberti, che comunque riguarderebbe solo il centro antiviolenza. Avevamo mantenuto una posizione interlocutoria molti mesi fa, perché ben comprendiamo le difficoltà in cui versa la Provincia, ma avremmo voluto sentire l’ opinione del Sindaco, su quale importanza ha il patrimonio che rappresentiamo per la città e la provincia e su quale futuro ci aspetta.

Noi ribadiamo che il centro antiviolenza è dentro la Casa e che qualsiasi proposta deve riguardare tutta l’associazione e garantire continuità e fattibilità. La “Casa” non è solo un capitale economico, è anche un capitale storico, culturale, politico, uno dei pochi esempi a livello nazionale, definiti “una dote” per le nuove generazioni di donne. Mentre in altre città nascono esperienze simili alla nostra, come a Milano, dove il Comune ha aperto una Casa delle donne solo pochi anni fa o città vicine come Lucca che stanno cercando di realizzarla, Pisa può permettersi di perdere o dilapidare un capitale sociale e politico così importante?

Inoltre, nel frattempo la nostra situazione economica è diventata critica, sono azzerati i contributi per l’associazione, i finanziamenti per il centro antiviolenza devono essere in gran parte anticipati e la gestione dei progetti è problematica. Infatti la partecipazione a bandi pubblici importanti, che ci ha dato la possibilità concreta di intensificare e migliorare i servizi, di diffondere saperi e pratiche e di impegnarsi nella prevenzione in modo più capillare, comporta la necessità di attendere l’effettiva erogazione dei fondi stanziati e il ricorso costoso al credito bancario, costi che diventano insostenibili.

L’Associazione Casa della donna vuole continuare a svolgere il suo ruolo sociale e politico per l’affermazione dei diritti delle donne e della cittadinanza femminile e per una città ed un territorio solidali e culturalmente attivi.

Chiediamo alla città, alle tante donne e uomini, alle associazioni e alle istituzioni, che ci conoscono e che hanno agito con noi ed anche a chi potrà farlo in futuro, di sostenere la nostra richiesta che la palazzina di via Galli Tassi resti alla Casa della donna, firmando l’Appello IO SOSTENGO LA CASA DELLA DONNA, E TU?

COME PUOI AIUTARCI

Firmando questo appello presso la nostra sede in via Galli Tassi, 8 negli orari di apertura della segreteria (lunedì e mercoledì dalle 9,30 alle 12,30 e dal lunedì al venerdì dalle 16,00 alle 19,00)

Aderendo all’appello mandando o un fax al numero 050550627 oppure una mail all’indirizzo iosostengolacasadelladonna@gmail.com con il tuo nome, cognome e il tuo indirizzo di posta elettronica

Diffondendo questo appello a parenti, amici e amiche, colleghi/e e tramite i social networks.

Diventando socia della Casa della Donna, facendo la tessera presso la nostra sede al costo di 30 euro per le socie ordinarie e di 10 euro per studentesse e precarie

Aderendo alla campagna di raccolta fondi “io sostengo la casa della donna”. Potrai consultare tutte le informazioni al riguardo al link: http://www.casadelladonnapisa.it/campagna-io-sostengo-la-casa-della-donna-contro-la-violenza-sulle-donne.html/

Facendo una donazione o presso la nostra sede o con un versamento tramite codice IBAN IT21N0503414024000000218367

Donandoci il tuo 5xmille indicando nella sezione apposita del mod. 730 ASSOCIAZIONE CASA DELLA DONNA

CF 93033330502

Chiediamo a tutte e tutti di sostenere la Casa anche via social media, pubblicando su Facebook e Twitter un selfie col cartello

#iostoconlaCasadellaDonna

 

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Bruna Cordati. Una donna da ricordare_ 9 maggio ore 16 @ Centro SMS

Bruna Cordati 9.5.14A3

 

 

Care amiche e cari amici, vi invitiamo all’incontro

“Bruna Cordati. Una donna da ricordare”

venerdì 9 maggio alle ore 16

presso il Centro San Michele degli Scalzi (Viale delle Piagge, Pisa).

Virginia Del Re, ‘Introduzione’

Concetta D’Angeli, ‘Frasi come quadri’

Michele Feo, ‘La lezione dei classici’

Anna Maria Di Pascale e Paola Raspadori, ‘L’impegno nella scuola’

Alessandra Peretti, ‘Bruna e il gruppo di lettura’

Testimonianze di Patrizia Dini, Duccio Tongiorgi, Cristina Cabani, Massimo Pistelli e di quanti vorranno intervenire.

Storia delle storie di Lucia Sarzi_ sabato 10 maggio ore 17.30 alla Casa

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Casa della Donna

Sabato 10 maggio ore 17.30

Presentazione del volume “Storia delle storie di Lucia Sarzi”di Laura Artioli

(Corsiero editore, 2014)

Introduce e presenta

Virginia Del Re (Casa della donna)

Interverranno:

Fiorella Ferrarini (Vicepresidente Anpi provinciale di Reggio Emilia)

Mirella Vernizzi (staffetta partigiana)

Simona Mussini (Archivi della Resistenza – Circolo Edoardo Bassignani)

Sarà presente l’autrice.

 

Alla presentazione seguirà aperitivo.

 

La Società Italiana delle Storiche sull’educazione al Genere

 

                                                                                    All’on. Stefania Giannini

                                                                 Ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca

                                                                                    All’on. Teresa Bellanova

                                                                          Sottosegretaria al Ministero del Lavoro

Vari organi di stampa e d’informazione hanno dato notizia del blocco deciso dal Sottosegretario di Stato Miur, on. Gabriele Toccafondi, al programma UNAR contro le discriminazioni  “basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere”, programma avviato dalla Ministra Carrozza.

Altri episodi, istituzionalmente meno gravi, ma non meno rilevanti, hanno mostrato in atto una campagna di mobilitazione di settori dell’opinione pubblica contro l’introduzione della cosiddetta teoria del gender nelle istituzioni scolastiche del paese.

Vorremmo innanzitutto segnalare la parzialità e anche l’erroneità delle affermazioni che hanno accompagnato questi episodi, precisando la complessità della questione contro ogni pretesa riduzionistica.

Non esiste, infatti, una “teoria del gender”. Con questa categoria, usata in modo fecondo in tutta una serie di discipline che ormai costituiscono l’ambito dei gender studies, non si introduce tanto una teoria, una visione dell’essere uomo e dell’essere donna, quanto piuttosto uno strumento concettuale per poter pensare e analizzare le realtà storico-sociali delle relazioni tra i sessi in tutta la loro complessità e articolazione: senza comportare una determinata, particolare definizione della differenza tra i sessi, la categoria consente di capire come non ci sia stato e non ci sia un solo modo di essere uomini e donne, ma una molteplicità di identità e di esperienze, varie nel tempo e nello spazio.

Proprio per la sua notevole capacità analitica e il suo carattere non prescrittivo il gender ha aperto nuove e importanti direttrici di ricerca che nella comunità scientifica e nell’insegnamento superiore di molti paesi sono ormai riconosciuti e sostenuti, a differenza di quanto accade nel nostro Paese: del resto, la disinformazione di cui stiamo avendo prova in queste settimane conferma ampiamente il ritardo cumulato. In Francia, ad esempio, dal 2010 le disposizioni del “Programme d’Histoire-Géographie”, così come quelle dell’insegnamento di “Sciences de la vie et de la terre”, prevedono una trattazione articolata per sesso, genere e orientamento sessuale.

Ciò che a nostro avviso risulta più grave, tuttavia, è che tali interventi censori vengano messi in atto da un organo dello Stato non in seguito a un serio dibattito culturale e scientifico, ma per effetto di pressioni politico-ideologiche ispirate alle posizioni espresse sul tema da alcuni esponenti del mondo cattolico.

Anche per questo, riteniamo necessario affermare non solo la legittimità e serietà delle iniziative bloccate, ma anche l’urgenza di avviare l’educazione al genere nel nostro sistema scolastico, riprendendo il lavoro avviato nei decenni precedenti (in particolare col progetto POLITE, pari opportunità nei libri di testo), purtroppo ignorato nelle Indicazioni Nazionali per la scuola superiore del 2010.

Rifiutando di lasciare la dimensione educativa alla formazione offerta da agenzie extracurricolari, l’educazione al genere può contribuire ad una formazione civile e intellettuale più completa: essa aiuta a riflettere sugli stereotipi sessuali, che tanto facilmente vengono riemergendo nelle nostre società, a combattere i pregiudizi, a sviluppare consapevolezza dei condizionamenti storico-culturali ricevuti. Di qui l’aiuto che essa può dare allo sviluppo di una società più giusta e tollerante, aperta al riconoscimento delle differenze, nel segno di un approccio critico alle idee e ai saperi, di una lotta più consapevole contro le discriminazioni sessuali e l’omofobia, e di una prevenzione efficace e capillare di schemi di comportamento violenti, frutto di stereotipi del passato incapaci di dialogare con le esigenze e le realtà dell’oggi.

Privare la scuola pubblica di questo ruolo ci pare miope e ingiusto.

 

                                                                         Il Direttivo

                                                     della Società Italiana delle Storiche