Scuola e laboratorio di cultura delle Donne ad Antignano dal 22 al 28 Giugno

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Organizzata dalla Rete toscana della Società Italiana delle Letterate, il Giardino dei Ciliegi in intesa con l’Università di Firenze, l’Associazione Centro Donna Evelina De Magistris di Livorno, l’Associazione Casa della donna di Pisa, l’Associazione Open di Carrara, e con il patrocinio dell’Università di Sassari, questa scuola estiva raccoglie la tradizione interculturale del Laboratorio Raccontar/si (http://xoomer.virgilio.it/raccontarsi/; http//interculturadigenere.eu).

Quattro associazioni collaborano all’organizzazione di questo laboratorio di cultura delle donne, assistite da docenti e animatrici che si occupano in modi diversi di intercultura di genere. Questo campo di studi si nutre di attraversamenti e trasgressioni di generi e discipline; i nostri incontri discutono di zone di contatto, confini culturali concettuali e disciplinari, dislocazioni, contaminazioni e traduzioni. La nostra capacità di traduzione viene messa in gioco osservando l’intreccio complesso di genere, classe, ‘razza’, sessualità, disabilità, religione, nazione, ideologia e altri fattori nella costruzione di soggettività; e come le cartografie del genere transitano e cambiano nei contesti globali attraversando differenze, linguaggi e politica.

Nella scuola pratichiamo comparazioni; contestualizziamo storia, cultura, politica includendo soggetti e gruppi marginalizzati; applichiamo analisi derivate dagli studi culturali e postcoloniali che ci portano a vedere come i corpi sono regolati da nazione, ricchezza e potere; investighiamo come il genere si inscrive testualmente in termini di corpo, esilio, esclusione, identità, e come le mappe di genere si sovrappongono alle mappe di stato; scopriamo network, ibridità, zone di incontro, figurazioni, poetiche della relazione, metafore e diffrazioni.

Se ci chiedete a cosa serve praticare intercultura di genere ed esercitare le nostre diversità culturali, rispondiamo domandando a cosa serve, secondo voi, educare al cosmopolitismo. Non è forse un impegno ad aprirsi al mondo condividendo idee, spunti culturali, contatti, superando diffidenze per partecipare a una realtà migratoria che ci appartiene nel nostro mondo globalizzato dove identità e lavoro, sempre più precari, vanno colti là dove si attualizzano, sempre meno nel nostro quartiere in città? Ma come hanno scritto le nostre amiche Joan Anim-Addo, Giovanna Covi e Mina Karavanta, “l’interculturalità non è un multiculturalismo felice, non è un nuovo discorso metafisico che in nome della conversazione e dell’alterità afferma le politiche e gli interessi dell’Occidente…. Significa costruire una comunità interculturale che è ‘non-sessista, non-razzista, non-suprematista’ in linea con le comunità interculturali che si diffondono attraverso l’Europa e i suoi centri urbani”.

Così, ancora una volta la nostra scuola estiva, nata come esperimento di educazione permanente e di riflessione sulle culture delle donne, intreccia saperi disciplinari, letture personali, pratiche di vita sociale condivisa, narrative affettive, qualche filmato, qualche esplorazione guidata, e naturalmente ritagli di tempo dedicati al mar Tirreno sotto la villa che ci ospiterà. Come negli anni di Raccontar/si, le modalità di accoglienza della scuola chiedono di “curvare l’esperienza” attraverso l’interscambio e la riflessione sul percorso intrapreso prima e durante le giornate di studio.

Il nuovo progetto continua a interrogare la memoria e l’iscrizione del sentire attraverso oggetti tangibili e di conoscenza nel quotidiano, nella politica, nella letteratura, nell’arte (Gerda Taro, Tina Modotti, Niki de Saint Phalle) e nelle culture pubbliche. La crisi del punto di vista, tipica dell’intercultura di genere intesa come molteplicità di approcci e visioni di resistenza, permette di ri-significare l’incontro con l’alterità. L’estraneità, intesa come visione alternativa del reale, diventa un oggetto diversamente declinato dalle studiose di cui parleremo (Donna Haraway, Karen Barad, Rosi Braidotti, Chela Sandoval, Angela Putino e altre), e da scrittrici nostre ospiti quali Gabriella Kuruvilla, Uta Treder, Elvira Mujcic. Attraverso testi di prosa e di poesia, immagini artistiche e rappresentazioni mediatiche emergeranno oggetti e soggetti legati all’utopia: utopie dei femminismi tra resistenza e visionarietà; utopia del potere e potere dell’utopia.

Partecipano:

Alessia Acquistapace (Smaschieramenti)
Clotilde Barbarulli (Ass. Giardino dei Ciliegi)
Daniela Bertelli (Ass. Centrodonna Evelina De Magistris)
Linda Bertelli (IMT, Lucca)
Paola Bora (Univ. Pisa; Ass. Casa della Donna, Pisa)
Liana Borghi (Ass. Giardino dei Ciliegi)
Rachele Borghi (Univ. Rennes)
Elena Bougleux (Univ. Bergamo)
Renato Busarello (Smaschieramenti)
Marta Capuano (psicoanalista)
Rossella Carbotti (Univ. Bologna/U.C. Berkeley)
Giovanna Covi (Univ. Trento)
Chiara De Marino (psicosociodrammatista, Ass. Incontro)
Letizia del Bubba (Ass. Centrodonna Evelina de Magistris)
Virginia Del Re (Ass. Casa della Donna, Pisa)
Brunella Devoti (imprenditrice)
Kiki Franceschi (artista)
Gabriella Kuruvilla (artista e scrittrice)
Maria Mattei (Ass. Open)
Rosanna Mazzi (musicista)
Paola Meneganti (Ass. Centrodonna Evelina de Magistris)
Elvira Mujcic (scrittrice)
Valentina Musmeci (Ass. Falenablu, Trento)
Gertrud Schneider (Istituto di Cultura Italo-Tedesca, Livorno)
Uta Treder (scrittrice, Univ. Perugia)
Bia Sarasini (direttrice Letterate Magazine)
Paola Zaccaria (Univ. Bari)

Francesca Borghini, Cristina Cerbone,
Laura Sergiampietri e Le Acrobate

Il programma della scuola

Sono aperte le iscrizioni

Per iscriversi e per richiedere borse di studio inviare lettera di motivazione e CV a
Clotilde Barbarulli barbarulli@tiscalinet.it e/o Liana Borghi liborg@cosmos.it