Educare alla parità di genere, ecco l’antidoto contro violenza e bullismo

La Rete Educare alle Differenze Pisa risponde alle polemiche: la lotta alle discriminazioni sessuali e la promozione nelle scuole delle pari opportunità non è materia di competenza familiare ma legge dello Stato.

Stamani, 21 dicembre, presso la sede della Casa della donna si è svolta la conferenza stampa della Rete Educare alle Differenze Pisa, che dal 2014 raccoglie associazioni e realtà cittadine attive nell’educazione di genere e nella lotta alle discriminazioni. Nel corso della conferenza stampa, alla quale ha partecipato anche l’assessora Marilù Chiofalo, la Rete Educare alle Differenze ha espresso grande preoccupazione per gli attacchi che in queste settimane sono stati rivolti al progetto “Pensare oltre gli stereotipi”, promosso dalla Società della Salute con finanziamenti della Regione Toscana e realizzato in numerose scuole del territorio pisano da alcune associazioni della Rete. Una escalation di ostilità che, secondo le associazioni, è assolutamente immotivata e nasce soprattutto da pregiudizi e cattiva informazione. Come precisato durante la conferenza stampa, il progetto in questione e tutti gli interventi che la Rete Educare alle Differenze svolge da anni nelle scuole non solo sono finanziati da istituzioni ed enti locali e previsti dalla legge, ma rappresentano anche un importante antidoto contro la violenza di genere, le discriminazioni sessuali e il bullismo, fenomeni che anche in Toscana registrano numeri allarmanti.

Secondo, infatti, l’ultimo Rapporto regionale sulla violenza di genere, dal 2006 al 2016 sono stati 101 i femminicidi in Toscana e nella sola annualità 2016-17 si sono rivolte ai Centri antiviolenza ben 3.000 donne. Non solo. Dall’indagine “Essere ragazze e ragazzi in Toscana” promossa dalla Regione, il 40% della popolazione studentesca toscana tra gli 11 e i 17 anni ha subìto prepotenze fisiche o verbali da amici o compagni, oltre il 70% ha assistito almeno una volta a prepotenze commesse da altri e il 15% dichiara di aver fatto il bullo o la bulla almeno una volta, da solo/a o, più frequentemente, in gruppo.

«La violenza e le disuguaglianze di genere – spiega Giulia Rosoni di Aied – hanno radice in quel complesso sistema di valori, aspettative e credenze che stabiliscono la superiorità di un sesso sull’altro e definiscono i ruoli maschile e femminile. Se in Italia, come ci dice la ricerca Nielsen, il 48% della popolazione è convinta che siano gli uomini a dover portare a casa lo stipendio e le donne ad occuparsi della famiglia è proprio a causa di quei pregiudizi e stereotipi che si radicano in noi fin dall’infanzia. Ecco perché è importante intervenire nelle scuole con progetti di educazione alla parità di genere».

«Interferire con l’educazione alle pari opportunità ritenendo che queste siano materia sensibile e quindi di competenza familiare – dichiara Carlotta Monti della Casa della Donna – significa ignorare dati come quelli che emergono dal Global gender gap index che nel 2017 posiziona l’Italia all’82° posto su 144 Paesi analizzati in fatto di uguaglianza di genere, dopo Grecia, Rwanda, Nicaragua e Filippine. Significa disattendere leggi regionali e nazionali, convenzioni internazionali e perfino i principi di uguaglianza previsti dall’art. 3 della Costituzione. Significa disconoscere le finalità educative della scuola e delle istituzioni e mettere in discussione l’autonomia scolastica. Per questo noi riteniamo l’introduzione del consenso informato preventivo per la partecipazione ai progetti illegittima e pericolosa. Affermare che uomini e donne sono uguali e hanno gli stessi diritti non è una questione opinabile. Di questo passo ci troveremo a mettere in discussione anche i progetti di contrasto al razzismo o di inclusione delle disabilità, fino ad arrivare a questionare sui programmi di Storia e di Scienze».

«I progetti educativi sulla parità di genere e la lotta alle discriminazioni sessuali che portiamo avanti nelle scuole fanno paura perché c’è molta disinformazione e, in alcuni casi, anche una manipolazione grottesca. Rispetto alle attività che vengono svolte in classe aleggia l’idea che insegniamo ai bambini e alle bambine a truccarsi e camminare sui tacchi”. Commenta Désirée Olianas dell’associazione Nuovo Maschile. “Un’idea che ci fa sorridere e che, allo stesso tempo, ci preoccupa. Nelle aule non portiamo scarpe e rossetti, ma parliamo di storia del costume e della moda, di Luigi XIV che introdusse i tacchi a corte come calzature maschili, diventati solo successivamente un accessorio femminile. Questo esempio ci serve per far capire come gli usi e i costumi cambiano nel tempo e con essi ciò che viene considerato ‘appropriato’ per uomini e donne. Le pari opportunità, la rimozione delle diseguaglianze di genere sono legate al cambiamento culturale: se Susanna Ceccardi oggi è sindaca di Cascina lo deve proprio al fatto che i ruoli maschili e femminili si sono evoluti».

«I progetti che come Rete Educare alle Differenze portiamo avanti nelle scuole pisane – precisa Silvia Marmugi di Arciragazzi Pisa – cercano di far riflettere ragazzi e ragazze sul sistema di ruoli e modelli relazionali che portano a credere che la donna non possa fare certe cose o che l’uomo le sia superiore. Discuterne insieme, dire che anche gli uomini sono liberi di piangere e le donne di pilotare gli aerei, parlare di relazioni paritarie in cui sono sia uomini sia donne a prendersi cura della casa e della famiglia permette di combattere la violenza di genere e il bullismo. Di cosa ha paura chi si oppone al progetto “Pensare oltre gli stereotipi” nell’occhio del ciclone da settimane? Grazie a quel progetto sono state coinvolte in un percorso di riflessione su pregiudizi e stereotipi di genere 12 classi fra infanzia e primaria, 21 classi delle secondarie di primo grado e 7 classi delle secondarie di secondo grado, per un totale di 320 ore di laboratori. È di questo che si ha paura? Che ragazzi e ragazze riflettano sulle loro identità e relazioni imparando a guardarsi l’un l’altra con rispetto e senza pregiudizi e prepotenza?».

«Purtroppo alla base di tanti attacchi ai progetti di educazione alle differenze – sottolinea Daniele Serra di Pinkriot–Arcigay Pisa – c’è spesso un pensiero profondamente omofobo, che porta anche a vaneggiare fantomatiche ‘propagande omosessualiste’. In realtà, quando si entra in classe per parlare di stereotipi si tocca necessariamente il tema del bullismo omofobico che colpisce non solo chi ha un orientamento diverso dall’eterosessualità, ma tutti coloro che non corrispondono alle aspettative sociali sul maschile e sul femminile. Se non vogliamo che i nostri figli e le nostre figlie possano essere vittime di bullismo e violenza è necessario intervenire con progetti educativi che puntino alla radice e alle cause di quei comportamenti violenti».

«Promuovere il valore delle differenze significa riconoscere i talenti e l’identità di ciascuno di noi ad ogni età, proteggendo ogni persona dagli stereotipi che la ingabbiano e che sono causa di infelicità e conflitti interiori e di relazione con persone altre da sé – aggiunge Marilù Chiofalo, assessora alle Pari Opportunità e all’Istruzione del Comune di Pisa. In particolare i progetti di cui si parla prendono spunto dall’importanza di una equa suddivisione tra uomini e donne dei lavori domestici e di cura. Invitiamo i genitori che abbiano dei dubbi a informarsi presso insegnanti e direzioni scolastiche sulle attività che vengono svolte in classe e che sono previste dalla Legge 107 cosiddetta della Buona Scuola e dalle relative Linee Guida per l’educazione al rispetto e alle differenze più di recente emanate dal Miur.»

Info e contatti: Carlotta Monti 327 5794128 – educarealledifferenzepisa@gmail.com

I soggetti della Rete Educare alle Differenze sono: Aied Pisa, ArciLesbica Pisa, Casa della Donna Pisa, Fratelli dell’uomo – sez. Toscana, Nuovo Maschile – Uomini liberi dalla Violenza, Pinkriot Arcigay Pisa, Municipio dei beni comuni, Queersquilie.